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Il vero volto della Sfinge non è quello che vediamo oggi. Svelato il mistero dietro una delle opere più imponenti al mondo

Siamo abituati a vederla frequentemente in tantissimi documentari sull’antico Egitto o, per i più fortunati, con un’esperienza dal vivo.

Tuttavia, non tutti sanno che in realtà il volto odierno della Sfinge è ben differente rispetto a quello che era possibile ammirare un tempo, e che il passare dei secoli ha drasticamente modificato l’aspetto di uno dei monumenti più celebri della storia.

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La Sfinge, uno dei monumenti più famosi del mondo, in antichità era molto diversa da quella che abbiamo oggi la fortuna di ammirare – labiennale.it – Fonte: Pixabay

Insomma, la Sfinge non era proprio come quella che abbiamo oggi l’opportunità di ammirare e, in fondo, c’è poco di cui stupirsi: sono infatti passati più di 4.000 anni dal momento in cui il maestoso monumento fu progettato, con auspici ben differenti da quelli attualmente ammirabili…

Com’era la Sfinge nell’antichità

Ma com’era la Sfinge nell’antichità? Per quale motivo si può lecitamente affermare che era ben differente rispetto a quanto oggi visibile in Egitto? In primo luogo, la Sfinge era a colori e aveva la barba: la Grande Sfinge di Giza, realizzata nel 2520 a.C. dagli architetti del faraone Chefren, aveva dunque un aspetto estremamente diverso da quello più minimale di oggi, a cominciare dal suo volto, intonacato e dipinto con colori vivaci che, probabilmente, ben richiamano le tracce di ocra che sono ancora presenti su alcune parti del monumento e che costituiscono solamente una piccola traccia dei tempi che furono.

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La Sfinge era colorata con tonalità vivaci e aveva un naso di cui oggi non sono state trovate più tracce – labiennale.it – Fonte: Wikimedia Commons

Non solo. È oramai risaputo che la Sfinge aveva una barba cerimoniale, i cui frammenti sono stati trovati ai piedi della statua e che oggi sono in parte ammirabili al British Museum. Ancora, si era compreso da tempi remoti che la Sfinge avesse anche un naso, purtroppo andato distrutto.

Insomma, la Sfinge era inizialmente caratterizzata dalla testa di un leone e non dal volto del faraone, come qualcuno aveva superficialmente ipotizzato, e come invece desumibile dalla sproporzione e dalla differenza di erosione tra il corpo leonino e il capo umano.

Venerata come la statua del Dio Horus, la Sfinge era dunque un’eccezionale opera architettonica anche per la scelta dei colori, che probabilmente richiamavano non solamente l’ocra, quanto anche il blu e il verde, tonalità che oggi sono andate totalmente smarrite in quello che, insieme alle Piramidi, è certamente il monumento più famoso dell’Egitto.

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