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Il mistero sulla morte di Van Gogh si infittisce. Non si suicidò: le sue ultime parole

Van Gogh è stato uno degli artisti più celebri, ma anche dei più controversi: l’ultima teoria in merito alla sua morte apre uno spiraglio

Vincent Van Gogh è uno degli artisti più famosi al mondo e non soltanto per l’eredità artistica e culturale tramandataci negli anni. Il pittore, sin dall’infanzia, ha dovuto condurre un’esistenza estremamente travagliata, attorno alla quale tutt’oggi rimane un grande alone di mistero: il più grande punto interrogativo, però, è proprio quello relativo alla sua morte.

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Ecco una versione alternativa della morte di Van Gogh (labiennale.it)

Importante, in tal senso, è soffermarsi proprio sull’ultima fase della vita del pittore, ovvero quella trascorsa presso l’ospedale psichiatrico Saint-Paul-de-Mausole di Saint-Rémy-de-Provence in Francia, dove venne ricoverato per circa un anno a seguito di un drastico peggioramento delle sue condizioni di salute. L’uomo, infatti, aveva iniziato a soffrire di depressione/schizofrenia, ma anche di frequenti allucinazioni, che non gli permettevano più di vivere serenamente.

Il soggiorno del pittore presso la clinica durò così poco in quanto, nel 1890, venne ritrovato privo di vita nel suo letto. Da quel momento, sono partite numerose indagini e ricerche per capire meglio cosa gli fosse accaduto, ma la versione più accredita rimane quella del suicidio. Van Gogh, dunque, si sarebbe sparato un colpo di pistola nell’addome, che lo avrebbe progressivamente portato alla morte nel giro di 2 giorni, trascorsi nella più totale agonia. Alcune teorie però, con tanto di prove, smonterebbero questa ricostruzione: vi raccontiamo di più.

Van Gogh non si sarebbe suicidato: la teoria alternativa

Una nuova teoria in merito alla morte di Van Gogh arriva da una biografia a lui dedicata ed intitolata The Life di Steven Naifeh e Gregory Smith, due storici dell’arte americana. Secondo il loro racconto, il pittore non si sarebbe suicidato, ma sarebbe stato ucciso: procedete con la lettura per conoscere i dettagli e cosa, a loro avviso, proverebbe questa versione dei fatti.

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Van Gogh non si sarebbe suicidato: la teoria sulla sua morte (labiennale.it)

A quanto pare, il pittore sarebbe stato colpito accidentalmente dal sedicenne René Secrétan, che spesso si vestiva da cowboy e andava in giro con una pistola mal funzionante per sparare agli animali. Il 27 luglio del 1890 Van Gogh vagava nei campi quando si è imbattuto nell’adolescente e suo fratello, che ha premuto per errore il grilletto.Questa tesi sarebbe emersa per la prima volta negli anni 30 del secolo scorso dallo storico dell’arte tedesco John Rewald.

L’uomo si recò sul posto ed intervistò diverse persone quando la morte del pittore era ancora ricordata, ammettendo poi di aver sentito delle voci che supportavano l’ipotesi dell’omicidio. Un altro dettaglio che, secondo gli storici americani, proverebbe tale versione è l’andamento del proiettile.Se fosse stato davvero un suicidio, avrebbe perforato il corpo in verticale: la traiettoria che, invece, è stata effettivamente rilevata è in obliquo, come se quindi fosse stato sparato dall’esterno.

La mancata denuncia

E’ abbastanza evidente che i ragazzi non avrebbero mai confessato l’omicidio per paura, ma come mai piuttosto il pittore non li ha mai denunciati prima di morire? Secondo i biografi, la risposta è molto chiara: perché gli avrebbero quasi fatto un favore. 

Vincent stava molto male da tempo e avrebbe visto la morte come un vero e proprio sollievo, motivo per cui avrebbe deciso di non raccontare la vicenda relativa René Secrétan e suo fratello. Da qui, troverebbe fondamento anche una sua famosa frase, pronunciata in punto di morte: “Non accusare nessuno… sono io che volevo uccidermi.”

E voi a quale versione credete?

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