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Girare il mondo senza muoversi da casa propria: ecco come faceva questo artista solitario

Scatole piene di preziose memorie: viaggi mai realizzati ma talmente reali da diventare ricordi per la vita.

Quante volte dalla nostra vita, sogniamo di lasciare tutto, partire e girare il mondo? C’è qualcuno che riesce a farlo davvero e a vivere esperienze incredibili, conoscere nuovi posti, nuove culture e nuovi modi di vivere. Qualcun altro, forse, non riuscirà mai a realizzare questo sogno. Ma viaggiare spostandosi fisicamente non è l’unico modo di viaggiare.

Un'artista solitario
Joseph Cornell, Queens, New York – Foto David Gahr, Getty Images (labiennale.it.)

Nel XX secolo nel mondo dell’arte un nome spicca su tutti: quello di Joseph Cornell. Un uomo solitario e geniale che ha trasformato la sua abitazione di New York in un portale per l’immaginazione. È riuscito a viaggiare in tutti i luoghi del mondo senza mai spostarsi da casa sua. Le sue opere d’arte sono la prova tangibile di come si possa esplorare il mondo senza mai abbandonare la propria stanza.

Il mondo in una scatola: le shadow box di Joseph Cornell

Nasce a New York nel 1903 da una famiglia di origine olandesi. Nel 1917 si trasferisce in Massachusetts per studiare scienze e lingue romanze ma fu costretto ad abbandonare gli studi per problemi economici e fare ritorno a New York. Qui iniziò a lavorare come venditore porta a porta presso una fabbrica di tessuti. Per via di questo lavoro, iniziò il suo interesse verso il collezionismo.

Il mondo in scatola
L’Égypte de Mlle Cléo de Mérode cours élémentaire d’histoire naturelle (1940) e Naples (1942) – The Joseph and Robert Cornell Memorial Foundation, London 2015 (labiennale.it)

Nel suo girovagare di porta in porta, inizia a recuperare oggetti di qualsiasi tipo da copie di vecchi film, dischi e lettere. A partire dal 1931 comincia a lavorare per una galleria d’arte e qui capisce che con tutti gli oggetti che aveva recuperato poteva fare qualcosa di importante.  Casa sua, ormai era una sorta di casa-laboratorio in cui erano presenti innumerevoli scatole piene di tutto ciò che lui aveva collezionato e conservato passeggiando per le vie della città: fotografie, stampe, libri antichi, conchiglie eccetera.

Da questi oggetti che nasceranno le sue opere più famose: le Shadow Box. Si tratta di scatole di legno chiuse da un vetro al cui interno erano presente degli oggetti che non venivano messi in modo causale ma secondo un criterio ben preciso. Ogni scatola di Cornell rappresentava un viaggio mentale, un racconto di una terra lontana.

L’opera più nota di Cornell è una scatola chiamata L’Egypte de Mademoiselle Cléo de Mérode (1940). Questa scatola contiene all’interno una serie di oggetti che hanno intenzione di raccontare l’Egitto, terra lontana che Cornell mai ha visitato. In questa scatola Cornell sceglie di inserire: sabbia rossa, frammenti di specchio, 12 bottiglie con tappo di sughero, testa ritagliata di sfinge, testa ritagliata della ballerina Cléo de Mérode, immagini di uomini e cammelli, sabbia gialla e perline di collana.

Cléo de Mérode era una famosa ballerina francese che in realtà si chiamava Cléopâtre-Diane de Mérode. Cornell la inserisce proprio per l’evocazione del suo nome, che richiama quello della regina Cleopatra. L’immagine che si crea è una prospettiva un po’ distorta e stereotipata dell’Egitto, in quanto è immaginato dall’artista e diventa una sua interpretazione.

Cornell omaggerà anche Firenze e la famiglia Medici con una scatola chiamata Medici box. Farà lo stesso anche con la scatola dedicata a Napoli, in cui celebra sia la città con fotografie di strade piene di stendibiancheria, l’etichetta di un bagaglio con la scritta Naples ma anche richiami ad una famosa ballerina di origini napoletane, Funny Cerrito, che conquistò il suo cuore.

Senza viaggiare, dunque, Cornell passa dall’Egitto, a Firenze e a Napoli, custodendo nelle sue piccole scatole ricordi di viaggi sensoriali.

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