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La mano di Dio in un quadro di Leonardo: il segreto sconvolgente

Conoscere Leonardo da Vinci al 100% è impossibile. Ci sono, però, alcune chicche che possiamo scoprire in una sua opera!

Quando parliamo di Leonardo da Vinci, parliamo di un genio indiscusso dell’umanità. Scienziato, inventore, artista, architetto e mille altre cose, il genio fiorentino non si è risparmiato. La sua formazione artistica inizia nella bottega del Verrocchio, una delle più importanti botteghe di Firenze di quel tempo.

Mistero nel quadro di Leonardo
Leonardo da Vinci, Vergine delle rocce, Parigi, Museo del Louvre (labiennaleit)

Infatti, oltre a Leonardo, altri grandi artisti si sono formati lì tra cui Botticelli, Perugino e Il Ghirlandaio. Menzionare tutte le opere di Leonardo da Vinci è quasi impossibile. La sua produzione parte da Firenze ma si muove anche a Milano. Fu proprio qui che tra le prime commissioni che ricevette ci fu la famosa Vergine delle rocce delle rocce, nel 1483. Fu Bartolomeo Scorione, un priore di una confraternita milanese a commissionare la pala per la chiesa di San Francesco Grande. Ma, come molte opere di Leonardo, anche questa nasconde ben più di quello che si vede a prima vista.

La presenza divina nella Vergine delle rocce è più evidente di quel che sembra

La commissione iniziale prevedeva un altro soggetto che Leonardo cambio in corso d’opera, optando per l’incontro tra San Giovannino ed il piccolo Gesù. La scena si svolge in un ambiente roccioso, da qui il nome stesso dell’opera. Nella parte centrale della composizione c’è la figura di Maria e ai suoi piedi San Giovannino in preghiera e il piccolo Gesù ritratto mentre compie un gesto di benedizione, sorretto da un angelo.

Le figure emergono da uno sfondo che per lo più scuro e pieno dello sfumato leonardesco. L’ambientazione è misteriosa come se ci fosse qualcosa di nascosto. Le simbologie nell’opera sono tante: la stessa grotta simboleggia l’utero materno, l’interazione tra Giovannino e Gesù alludono al battesimo e al sacrificio di Cristo stesso, ma ci sono anche altri misteri.

Presenza divina
Dettagli di Leonardo da Vinci, Vergine delle rocce, Parigi, Museo del Louvre (labiennaleit)

Limitandoci ad un’osservazione iconografica, non c’è dubbio che i personaggi conducono un gioco di mani. Giovannino prega con le mani conserte, Gesù con le due dita benedice, l’angelo indica Giovanni e Maria con le mani tese fa da tramite tra la dimensione terrena e tra quella celeste. Ma le mani non finiscono qui, non sono solo quelle rappresentate anatomicamente. Soffermiamoci sul paesaggio.

Se ci si sofferma sulle rocce che sovrastano la testa di Maria, è quasi chiara come al sole la forma di una mano che fa quasi da cupola. Tutto fa pensare ad una mano divina che, unendosi ad altre due particolari, ossia la formazione di rocce  a sinistra, che rappresenterebbero la mano di Cristo e una lunga roccia isolata sulla sinistra, che rappresenterebbe lo Spirito Santo, vanno a comporre la Trinità.

In questo modo, il divino è presente non solo nei personaggi nella parte inferiore ma anche nella natura nella parte superiore, a sottolineare l’affinità che c’è tra uomo e natura. Un aspetto che per Leonardo era molto importante, infatti, in un suo documento scrive: “La terra ha uno spirito di crescita. La carne è il suolo; le ossa la stratificazione delle rocce che formano le montagne; il sangue l’acqua sorgiva”.

Quest’opera piena di illusioni e simbologie, non sarà poi esposta nella chiesa per cui era commissionata, li ci sarà una versione successiva senza tutti questi elementi.

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