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La vendetta va servita fredda, oppure attraverso un quadro. La più famosa della storia

Negli innumerevoli modi per servire la propria vendetta, c’è anche la possibilità di manifestarla attraverso un quadro.

La storia di cui vogliamo parlare oggi tratta proprio di questo. Un grave oltraggio, un tetro episodio che ha segnato l’esistenza di una nota pittrice, e la reazione attraverso un quadro in cui la protagonista della vicenda ha potuto incanalare la propria rabbia. Un’opera d’arte che continua ancora oggi a far discutere e ad attrarre, celando una narrazione molto drammatica che si è conclusa con una voglia di riscatto decisamente artistica.

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Tra i tanti significati delle opere d’arte può esserci anche quella della vendetta – labiennale.it – Fonte Pixabay

La storia è quella di Artemisia Gentileschi, pittrice italiana vissuta del XVII secolo: una vicenda di talento, coraggio e rivalsa, che non tutti conoscono e che invece merita di essere posta alla luce, considerata la grande forza di volontà che Artemisia ha deciso di applicare anche attraverso i propri dipinti, lasciando un segno indelebile nella propria vita e in quella della storia dell’arte.

La triste storia di Artemisia e la sua particolare vendetta

La vicenda di Artemisia comincia quando, a soli 17 anni, viene violentata da Agostino Tassi, un pittore amico di suo padre. Artemisia non sta certo in silenzio e decide di denunciare quanto accaduto, affrontando il suo violentatore in un processo pubblico. L’esperienza è stata evidentemente traumatica per l’artista, con Artemisia che ha subito gravi umiliazioni per accertare la sua veridicità. Nonostante le prove schiaccianti portate nel processo, Tassi fu condannato all’esilio, ma non scontò mai la pena.

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Il celebre quadro di Artemisia è un messaggio di vendetta – labiennale.it – Fonte Wikimedia Commons

Artemisia decise allora di incanalare la sua rabbia e il suo dolore nell’arte. Le sue opere, cariche di sensualità e drammaticità, divennero presto famose in tutta Europa ed ebbero in un quadro in particolare, Giuditta che decapita Oloferne, la rappresentazione più concreta della sua personale vendetta. L’opera raffigura infatti l’eroina biblica Giuditta che taglia la testa del generale babilonese Oloferne, in un momento di particolare foga.

Ben presto fu chiaro che la scelta di Artemisia in quest’opera fu tutt’altro che casuale. Giuditta, come lei, era una donna forte e coraggiosa. Come lei, aveva sconfitto un uomo violento. Il quadro è inoltre ricco di simbolismi: il sangue che sgorga dal collo di Oloferne rappresenta la rabbia di Artemisia per la violenza subita, mentre la testa mozzata simboleggia la sua vittoria contro il suo aggressore.

La forza e l’originalità di quest’opera, così come degli altri dipinti realizzati, fecero di Artemisia Gentileschi una delle artiste più importanti del suo tempo. La sua fama si diffuse in tutta Europa e le sue opere furono commissionate da importanti committenti.

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