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Il pittore austriaco allievo di Klimt con tendenze alquanto particolari: ecco perché finì in prigione

Nel corso della storia dell’arte, molte volte, artista fa rima con ribelle e questo porta non pochi problemi.

Allievo prediletto di Gustav Klimt, in Egon Schiele troviamo uno degli artisti più espressivi, talentuosi e tormentati del ‘900. Una vita breve la sua, finita a soli 28 anni ma che ci ha regalato più di 300 dipinti e oltre 2000 acquerelli e disegni. Assieme ad artisti come Oscar Kokoschka , è stato uno degli esponenti principali dell’espressionismo viennese.

Un pittore austriaco particolare
Egon Schiele foto Anton Josef Trčka, 1914 e Autoritratto, 1912, Leopold Museum, Vienna (labiennale.it)

Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Vienna ma lo stile accademico non si addiceva alla sua sensibilità. Infatti, cercò da solo di sperimentare e di trovare la sua ispirazione al di là di quelle mura. Fu così che il suo stile divenne sempre meno rigido e le figure delle sue opere iniziarono man mano a deteriorarsi.

Figure femminili, raffigurazioni di bambini e problemi con la legge per Schiele

Quando parliamo di Egon Schiele, parliamo di un’artista con uno stile davvero particolare. Le figure che amava più dipingere erano quelle femminili. Il più delle volte si trattava di donne nude, con l’espressione intensa e sicura di sé. Nei suoi ritratti si abbracciava il lato psicologico della donna ma anche il lato erotico.

La gamma dei colori della sua pittura era costituita da colori pallidi e tenebrosi come i rossi, i bruni, i gialli e i neri. La linea con cui contornava le sue figure era spesso nervosa e piena di sofferenza e malinconia.

Soggetti femminili sensuali
Egon Schiele, Donne recline, 1915 (labiennale.it)

Nell’opera Donne recline del 1915, si vede come la sessualità fosse una costante per Schiele. Nel quadro le figure sono due, una donna discinta e una sorta di bambola che vuole essere un richiamo all’infanzia. Opere come queste gli valsero accuse di pornografia e pedofilia. La scelta dei suoi soggetti preferiti, non solo donne ma anche bambini che occupavano un ruolo di spicco tra i suoi modelli, gli procuro non pochi problemi.

Schiele aveva l’abitudine di accogliere nei suoi atelier bambini e bambine, soprattutto quest’ultime che ritraeva anche senza vestiti. Certo questa non era la più favorevole delle situazioni. Tanto è vero che nel 1912, l’artista austriaco venne accusato da un ufficiale di marina Von Mosig, di aver sedotto sua figlia di appena 14 anni.

La speranza in carcere
Egon Schiele, Quell’arancia è stata l’unica luce, 1912 (labiennale.it)

Con questa accusa, venne rinchiuso in prigione ma il processo lo ritenne colpevole solo di aver realizzato opere pornografiche. Anche in carcere non smise di dipingere, dal Diario del carcere che venne poi pubblicato successivamente nel 1922, si trovano diversi schizzi tra cui l’opera “Quella arancia è stata l’unica luce”. Qui l’artista stesso scrive di aver dipinto il letto della sua cella e di aver realizzato l’unica macchia di luce in un’arancia sul letto, in quell’arancione brillante era racchiusa tutta la sua speranza.

Uscito di prigione, continuò la sua produzione artistica e quando nel 1914 si sposò e la sua carriera stava decollando, dovette fare i conti con la Prima guerra mondiale. Partì per la guerra e dopo poco, nel 1918, si ammalò di influenza spagnola che lo portò via in soli tre giorni.

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