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La Chiesa dal tetto stellato nel cuore di Roma che nasconde anche una storia di salvezza

Hai mai visto un cielo stellato all’interno di una chiesa? Ti sembrerà strano ma a Roma è possibile: ecco dove!

La città eterna è piena di chiese basiliche che arricchiscono ogni angolo. Dalla più rinomata e conosciuta Basilica di San Pietro fino a luoghi di culto meno conosciuti e frequentati. Questo è il caso della Chiesa di San Gioacchino che si trova nel rione Prati, il rione numero ventidue e più recente di Roma.

Una chiesa della salvezza
Parrocchia San Gioacchino in Prati – Fonte Facebook pagina Ufficiale della Chiesa (labiennale.it)

È una chiesa poco conosciuta ma che ha dietro una storia straordinaria. Voluta da Papa Leone XIII, è il luogo di culto in cui si onora il padre della Vergine Maria, San Gioacchino. Papa Leone XIII aveva molto a cuore la costruzione di questa chiesa in quanto prima di diventare Papa, anche lui portava il nome Gioacchino.

Una chiesa dal cielo stellato: il gioiello del rione Prati

Siamo nel 1881 ed è in quest’anno che viene posta la prima pietra per la costruzione della Chiesa. Bisognerà aspettare però il 1891, 10 anni più tardi, per vedere avviati i lavori. Un dato particolare è che il Santo a cui è dedicata, San Gioacchino, non è mai nominato nei testi biblici canonici.

Sappiamo che tradizionalmente è il padre di Maria, ma la sua storia è riscontrabile in tre Vangeli apocrifi: il vangelo dell’infanzia di Giacomo, Il Vangelo dello pseudo-Matteo e l’Evangelium de nativitate Mariae. Nonostante questo, la figura di San Gioacchino è diventata molto popolare e si è prontamente diffusa, tramite anche gli scritti di Sant’Agostino.

La chiesa ha la sua spettacolarità soprattutto nella cupola. Raramente ci si può trovare davanti ad una cupola così suggestiva, fatta in alluminio con dei trafori a forma di stelle all’interno dei quali sono incastonati dei cristalli. Questo tipo di lavorazione permette alla luce di creare un effetto straordinario, quasi di salvezza divina.

Un cielo stellato
Stelle di cristallo all’interno della cupola e veduta dall’esterno – Fonte Instagram @cappellacciamerenda (labiennale.it)

Fa strano pensare che proprio questa chiesa con la sua cupola irradiata da luce divina, sia stata il rifugio di alcuni ebrei perseguitati nel 1943, nella Roma sotto l’occupazione nazista. C’è da dire che nascondere semplicemente dei perseguitati in una chiesa non era indice di sicurezza, infatti, i nazisti non si facevano scrupoli a cercare anche in luoghi religiosi. È lì che un ingegnere ebbe l’idea che svoltò la situazione.

L’ingegner Pietro Lestini conosceva molto bene tutti gli ambienti della chiesa e fece in modo che gli ebrei perseguitati si rifugiassero in uno spazio segreto che si trovava tra il tetto e la volta. Era davvero uno spazio molto angusto e stretto, ma era l’unico modo per salvare quelle persone. Si potevano tenere in contatto col mondo esterno solo attraverso una piccola finestra da cui potevano ricevere cibo, vestiti e tutto quello che era necessario.

Furono chiusi lì dal novembre del 1943 fino a giugno del 1944. Quando la guerra finì, l’ingegnere che aveva avuto questa idea, il parroco della chiesa e la suora che si occupava dei viveri dei perseguitati, ricevettero il titolo di Giusti delle Nazioni dal Governo Israeliano.

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