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Molti sono autoritratti ma nessuno lo ha riconosciuto. La beffa del grande artista

La realtà è tutto quello che vogliamo vedere? Esistono inganni artistici che sfuggono al nostro campo visivo!

Nato a Lessines, in provincia di Bruxelles, René François Ghislain Magritte fu uno dei pittori di spicco del surrealismo, una corrente artistica che nel ‘900 ha ha avuto la sua massima espansione, presentando artisti come Salvador Dalì. Lo stile di Magritte era basato principalmente sul trompe l’oeil, ossia una tecnica di pittura che utilizzava degli inganni e delle illusioni ottiche all’interno dei dipinti.

Autoritratti non riconoscibili
René Magritte in una fotografia del fotografo tedesco Lothar Wolleh (labiennale.it)

In questo modo sì creava una realtà tridimensionale laddove la superficie della tela era, invece, bidimensionale. Magritte aveva la capacità di instillare il dubbio nella mente dei suoi spettatori. Il suo stile viene chiamato anche illusionismo onirico quindi legato a realtà assurde ed ambigue che creano una sorta di cortocircuito visivo.

Gli autoritratti di Magritte: è lui l’uomo con la bombetta?

Tra le realtà illusorie delle opere di Magritte troviamo spesso una figura ricorrente: l’uomo con la bombetta. Si tratta di un uomo vestito in maniera elegante, con una giacca scura e con una camicia bianca. Porta sempre una bombetta come cappello. A volte è ripreso di spalle, altre volte è ripreso di fronte ma anche quando è ripreso di fronte ha sempre un oggetto a coprire il viso.

Una delle opere più famose in cui compare questo misterioso uomo è “Il figlio dell’uomo”, un’opera del 1964 oggi appartenente ad una collezione privata. Il dipinto è in realtà molto semplice, presenta l’uomo posizionato di fronte allo spettatore vestito elegantemente e con il viso coperto da una grande mela verde.

L'uomo con la bombetta
Magritte, L’uomo con la bombetta 1964, Il figlio dell’uomo 1964, Chiaroveggenza 1936 – Foto Instagram @arte__magazine (labiennale.it)

Fu realizzato per volere di un avvocato che era amico e mecenate dello stesso Magritte. Il dipinto nasce come autoritratto, è quindi lo stesso pittore belga ad presente nella sua opera e a cercare di mimetizzarsi per rappresentare l’uomo qualsiasi contemporaneo.

Un altro dipinto molto simile è “L’uomo con la bombetta”, sempre nel 1964. Anche questo appartenente ad una collezione privata, ritrae lo stesso uomo misterioso. Questa volta non è una mela a coprire il suo viso ma una colomba bianca. Questi due dipinti possono sembrare banali e semplici ma in realtà rappresentano il concetto di fondo della pittura di Magritte.

Parliamo un paradosso visivo, come lui stesso sosteneva quello che noi vediamo nasconde sempre qualcos’altro e quello che ci interessa davvero vedere è quello che è nascosto dietro a quello che noi vediamo. Infatti, sia la mela che la colomba ci appaiono come l’oggetto che si contrappone tra noi e l’uomo misterioso ma pur essendo in primo piano, quello che ci interessa è interrogarci sull’uomo che c’è dietro.

Un’altra opera annoverata come autoritratto è “La chiaroveggenza”. Questa volta l’uomo non presenta la bombetta e non è nemmeno di spalle o col viso nascosto ma, anzi, lo vediamo molto bene in viso. Realizzata nel 1936, si tratta di un quadro nel quadro.

Infatti, Magritte riprende se stesso mentre sta dipingendo un’opera. A primo impatto l’occhio cade sulla parte del pittore ma in secondo piano c’è un messaggio controverso. L’artista sta disegnando sulla tela un uccello adulto, ma cos’è che sta guardando? In realtà sta guardando un uovo non ha ancora dischiuso. Magritte già sa che da quell’uovo nascerà poi un uccello, non fa altro che dare già visione di una realtà futura, quindi chiaroveggente.

Per quanto semplici possono sembrare tecnicamente le opere di un’artista come Magritte, in realtà nascondono mondi molto più profondi.

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