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Dietro “Medicina”, l’opera più controversa di Klimt che destò scandalo nell’Austria di fine Ottocento

Medicina è forse tra le opere più controverse di Klimt, tanto da aver destato scandalo all’epoca, ma perché? Tutto ciò che c’è da sapere

Gustav Klimt è, senza dubbio, uno dei pittori più iconici di fine Ottocento/inizio Novecento. L’austriaco, nato in una famiglia di artisti, non è stato però sempre apprezzato, specialmente dopo aver abbandonato, per un periodo, quella che era l’arte canonica.

Motivi critiche Medicina opera Klimt
I misteri dieto l’opera di Klimt (ANSA) – Labiennale.it

Una delle opere che più ha rappresentato questo passaggio dall’accademia a un nuovo modo di esprimersi è sicuramente “Medicina”, un olio su tela andato perduto probabilmente in un presunto incendio del 1945 nel castello di Immendorf. Al di là di quella che può essere stata la fine del dipinto, è importante capire la genesi per poter spiegare il motivo per il quale è stata molto criticata.

Il quadro, un 430×300 cm, fu commissionato a Klimt direttamente dal ministero della Cultura austriaco nel 1894. Si trattava di un progetto più ampio che prevedeva di abbellire il soffitto dell’aula magna dell’Università di Vienna con dei dipinti che riprendevano quattro facoltà, medicina appunto, giurisprudenza, filosofia e teologia, quest’ultima era stato affidato all’amico Franz Matsch.

Perché l’opera andata perduta di Klimt e suscitò scandalo a Vienna

Se già “Filosofia” non venne accolta con favore dai critici dell’epoca, “Medicina”, che venne realizzata dal 1901 al 1907, portò a diverse stroncature per Klimt, ma anche alla richiesta che gli venisse revocata la commissione delle opere.

critiche a Medicina di Klimt
La raffigurazione di Klimt, in “Medicina”, di Igea, dea della Salute – labiennale.it

Il dipinto, infatti, celebrava l’eterno ritorno al sempre uguale, come da massima di Friedrich Nietzsche nel suo “Così parlo Zarathustra”, attraverso un succedersi di eventi dell’esistenza umana. Quindi dalla creazione della vita fino alla sua dissoluzione, in un intreccio di corpi che rappresentavano tutti gli stadi dell’esistenza.

Un ammasso di corpi, galleggiante nello spazio sidereo, un oscuro scheletro con il velo nero posizionato al centro dell’opera rappresentava la Morte. A sinistra, invece, una figura femminile si staccava dalla colonna per raffigurare una momentanea estasi e liberazione dal dolore. A collegare il tutto c’erano poi delle braccia di una donna, distese all’indietro, e il braccio possente di una figura maschile rappresentata di spalle allo spettatore.

A rubare più di tutto la scena, però, era Igea, la dea della Salute, raffigurata con indosso una ghirlanda stilizzata, vestita di rosso e oro, che altro non era se non la personificazione della medicina. Un particolare da non sottovalutare per capire l’opera di Klimt, e le critiche, è dato dal fatto che questa figura era stata rappresentata voltata di spalle, una maniera piuttosto esplicita per dire che, di fronte alla sofferenza, anche il progresso della medicina non può fare nulla. In mano Igea aveva un serpente e una coppa vitrea, dove si abbevera il serpente d’oro.

L’opera fu aspramente criticata, in primo luogo, perché non soltanto non celebrava i progressi e il potere curativo della medicina, anzi al contrario ne sottolineava l’insufficienza della stessa di fronte all’inevitabile trapassare dalla vita alla morte. Ma anche per i corpi nudi rappresentati, in particolare, suscitarono forti critiche la donna incinta in alto a destra, che esibiva l’imponente ventre, e l’isolata figura sulla sinistra, che protendeva verso l’osservatore il pube e il seno. Queste due figure furono, più delle altre, accusate di indecenza e pornografia.

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